Mosca #3 – 2002

8.500



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cm. 230 x 170
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Roberto Belcaro - Lugano 1977

"Mosca # 3” 2002 Tecnica: rielaborazione digitale da disegno a inchiostro, collage, colori acrilici e fissativo diluito ad acqua su carta intelata su tela di iuta. Il mio amore per il disegno è nato anni fa, quando, da bambino, ho incontrato i fumetti di Moebius e Pazienza, poi, a poco a poco a poco, ho scoperto i maestri del passato, così ho deciso di studiare Pittura. Artisti del calibro di Andrea Del Sarto, Sebastiano Del Piombo, Tiziano, Tiziano, Veronese, Moroni, Caravaggio, Jusepe De Ribera, Saraceni, Velazquez, Valentin De Boulogne, Cagnacci e altri cento, mi hanno conquistato con il fascino e la seducente bellezza dei loro dipinti. Oggi parlare di pittura nel mondo dell'arte potrebbe sembrare fuori luogo; maltrattata come mai prima d'ora da critici e artisti, è stata emarginata e relegata a un ruolo secondario. Sono convinta che è solo attraverso una rilettura del passato che è possibile ripensare il presente; da qui il desiderio di stabilire un dialogo, di cercare un'affinità elettiva con i grandi artisti della storia. E' quasi un processo volto ad esplorare il nostro background culturale e ad approfondire il concetto di "Bellezza": può esistere come forma pura di assoluto e sublime? Può l'uomo, la cui natura terrena e finita si oppone alla sua capacità di concepire l'infinito, trovare consolazione e risolvere le sue angosce avvicinandosi al "Bello"? Domande che non sono facili da risolvere: Ammetto che l'idea di bellezza va oltre una semplice e oggettiva definizione, vista come il desiderio di cercare l'eterno nell'effimero, sembra appartenere quasi ad una categoria astratta. In definitiva, partendo dal presupposto che la "Bellezza" assoluta e positiva risulta essere un miraggio che, ahimè, non potrò mai raggiungere, tutta la mia ricerca è impressa sul lato oscuro del "Bello". I termini della discussione potrebbero anche essere invertiti riconoscendo il fascino negativo e la compiacenza nelle cose brutte e brutte. Paradossalmente, posso dire che amo rappresentare il "Brutto". Guidato, quindi, da un gioco estetico-barocco quasi neo-gotico per proporre figure cadenti e senza tempo che, come i moderni reperti archeologici della nostra psiche, vogliono ritagliarsi un angolo di vita nell'inconscio della nostra memoria. Non esistono, ma è come se ci fossero sempre stati. Roberto Belcaro


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